Aragona

Fondata nel 1606 nel feudo di Diesi chiamata Aragona in onore della madre e della prestigiosa casata reale.

Conte Baldassare III Naselli .

Storia

Aragona si trova sulle pendici orientali del Monte Belvedere ad un’altitudine di 428 m. Nel 13 ° secolo, il Castello di Barrugeri fu costruito vicino a quello che oggi è Aragona, ma non esiste più.  La città fu fondata il 6 gennaio 1606, per iniziativa del signore Baldassare III Naselli, conte di Comiso.

In precedenza aveva presentato una richiesta per la fondazione di un nuovo villaggio nel suo feudo di Diesi. Il 6 settembre del1604 il viceré ordinò un’indagine ufficiale sulla questione, che alla fine si concluse il 6 gennaio 1606, nella concessione di una licentia populandi, ovvero il permesso di aumentare la popolazione del feudo. Il nuovo villaggio prende il nome dalla madre del Conte, donna Beatrice Aragona Branciforti.

Luigi Burgio Naselli: sacerdote, fu l’ultimo erede diretto della famiglia Naselli con i titoli di duca di Villafiorita, principe di Aragona e di Poggioreale, conte di Comiso e marchese di Gibellina. Dopo aver passato i primi anni a Palermo, si trasferì poi ad Aragona dove chiamò intorno a sé le Figlie della Carità di San Vincenzo di Paola che presero ad occuparsi dei numerosi poveri e orfani presenti in paese. Nel 1877, dopo il fallimento delle miniere di zolfo, diede i suoi beni ancora alle Suore di carità di S. Vincenzo de’ Paoli.

Alla sua morte, avvenuta ad Aragona il 28 settembre del 1889 il Palazzo di famiglia confluì nel patrimonio dell’Istituto Principe di Aragona, che per oltre un secolo, sotto la guida delle Figlie della Carità, si occuperà della cura dei minori. A lui si deve con ogni probabilità l’incarico all’architetto palermitano Giovan Battista Palazzotto per la creazione dell’attuale cappella (1874). Lo spazio sacro è composto da due ambienti adiacenti entrambi neoclassici, entrambi sono dotati di mensa eucaristica. Un monumento funebre neoclassico dedicatogli dall’erede si trova nel vano di ingresso alle cappelle, dedicatogli dall’erede Antonio Burgio Brancaccio.

Dal 1900 circa un gruppo di miniere di zolfo site nel territorio di Aragona in contrada Mintini si consorziarono fra di loro in modo da formare un complesso industriale. Fra queste alchemico quella della famiglia Pirandello.

 

Cosa Vedere

1. Riserva naturale integrale Macalube di Aragona

Dettaglio di un vulcanello di fango

La Riserva naturale integrale Macalube di Aragona è un’area naturale protetta della Sicilia, situata 4 km a SO di Aragona che comprende una vasto territorio argilloso caratterizzato dalla presenza di fenomeni eruttivi.

Il nome Macalube (o, secondo alcune versioni, Maccalube) deriva dall’arabo maqlùb che significa letteralmente “ribaltamento”.

L’Occhiu di Macalubi (appellativo locale della zona) ha da sempre esercitato un grosso fascino sulla popolazione locale e sui viaggiatori stranieri.

Le più antiche descrizioni dell’area si debbono a Platone, Aristotele, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio. In epoca romana il fango sgorgante dal terreno veniva utilizzato per cure reumatiche e trattamenti di bellezza.

Nel corso dei secoli il luogo ha ispirato numerose leggende: secondo una di queste, i fenomeni eruttivi dell’area sarebbero iniziati nel 1087, a seguito di una sanguinosa battaglia tra Arabi e Normanni: il liquido grigiastro sospinto dall’attività eruttiva fu così ribattezzato sangu di li Saracini (sangue dei Saraceni).

Un’altra leggenda vuole che un tempo nell’area sorgesse una città, e che un giorno, a causa di un’offesa fatta alla divinità locale, la città fosse stata sprofondata nelle viscere della terra.

Guy de Maupassant, giunto nel sito nel 1885 durante una tappa di uno dei suoi viaggi, descrisse i vulcanelli di fango come “pustole di una terribile malattia della natura”.

L’area della riserva è caratterizzata da terreni prevalentemente argillosi, solcati da corsi d’acqua effimeri, alimentati da precipitazioni stagionali. L’area di maggiore interesse è la collina dei Vulcanelli, un’area brulla, di colore dal biancastro al grigio scuro, popolata da una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro.

La vegetazione spontanea è costituita da specie adattatesi a vivere in un habitat di prateria mediterranea caratterizzato da una elevata salinità e dalla scarsa piovosità.

La riserva ospita un contingente di specie endemiche considerevole in relazione alla sua limitata estensione, fra cui: l’Aster sorrentinii, (specie tutelata dalle direttive comunitarie); l’Allium agrigentinum, la Salsola agrigentina, il Lygeum spartum e la Malva agrigentina.

In primavera si può osservare la fioritura, accanto alle specie più comuni, di numerose specie di orchidee (18 specie differenti tra cui Ophrys bertolonii, Ophrys bombyliflora, Ophrys lutea, Ophrys tenthredinifera).

Nella stagione delle piogge la formazione di piccoli stagni favorisce la riproduzione di anfibi (Discoglossus pictus, Rana esculenta) e la presenza di un’abbondante popolazione di rettili.

La Riserva è inoltre territorio di caccia di alcune specie di rapaci (Circus aeruginosus, Falco tinnunculus) e zona di sosta per gli uccelli durante i periodi di migrazione.