Itinerario
Percorso Punico

Seguendo un agevole sentiero, passeggiando all’ombra di ulivi e mandorli, immergendovi nella macchia mediterranea sarete condotti verso i resti di fortificazioni difensive e aree devozionali. Un viaggio nel VI sec. AC fra cinte murarie e aree sacre che, nonostante il tempo trascorso, conservano intatto il loro fascino. Il tutto incorniciato magnificamente da panorami che tolgono il fiato.
TEMPO DI PERCORRENZA: ………….

BALUARDO A TENAGLIA
Attraverso un ingresso posto nel piazzale dell’odierno cimitero, seguendo un sentiero in tipica pietra arenaria che ne costeggia il perimetro, si raggiungono i resti del baluardo a tenaglia. Si tratta dei resti di una fortificazione in arenaria costruita tra la fine del VI e l’inizio del V sec. AC.
Posto sul fianco sud orientale della Rupe Atenea, prende il nome dalla caratteristica forma che lo contraddistingue. L’area in questione, morfologicamente esposta agli attacchi esterni, necessitava di una costruzione a difesa di questa zona sensibile del confine di Akragas. Il complesso presenta due porzioni di muro disposti ad angolo acuto con lo spigolo rivolto verso la città. In origine all’esterno sorgeva una torre, e svariate erano infatti le torri lungo tutta la cinta muraria.

Oggi possiamo osservare la presenza delle porzioni di muro, una delle quali si estende per 55 mt; dei resti in grandi blocchi della torre e parte di un condotto per il deflusso delle acque posto trasversalmente.

Tra il IV e il III sec. AC il baluardo venne riedificato con l’impiego dei blocchi originari, a dimostrazione di una necessaria difesa dell’area. Ma in seguito alla distruzione cartaginese di Akragàs, avvenuta nel 406 AC, i resti verranno reimpiegati per l’edificazione di un’area residenziale punica.

Proseguendo il sentiero in direzione sud, raggiungiamo i resti del quartiere punico, incorniciati da una suggestiva vista sulla Valle dei Templi e sul mare africano. Il periodo dell’anno in cui deciderete di visitare la città porterà con sé colori e odori diversi, dal verde rigoglioso e il bianco dei candidi fiori di mandorlo in primavera; al giallo intenso dei campi di frumento dell’estate siciliana. Lungo il vostro cammino mandorli e ulivi selvatici offriranno una piacevole ombra dal sole già caldo in primavera.
Raggiunta l’area residenziale, soffermatevi un attimo per godere dello scenario che poco si discosta da quello che anche gli antichi abitanti di Akràgas (greci prima e cartaginesi poi) scelsero come luogo in cui abitare.

QUARTIERE PUNICO
Preesistente alla ricostruzione cartaginese del IV sec. AC, il quartiere akragantino risale al periodo che va tra la fine del IV sec. AC ai primi anni del V sec. AC. Risulta abitato fino alla prima guerra punica, ossia fino alla metà del III sec. AC.
Identico nell’impianto planimetrico, si distingue dal precedente per il ricorso ad una tecnica costruttiva detta opus africanum. Questa tecnica, detta anche “a telaio” e tipica del nord Africa, si compone di una serie di blocchi in pietra che come un telaio incorniciano pareti in pietra e mattoni.

Grazie agli scavi condotti sul finire degli anni Ottanta, il recupero di reperti come pesi da telaio e oggetti votivi (nello specifico busti femminili), testimoniano la pratica diffusa della tessitura e dei culti domestici. L’esercizio di professioni legate alla lavorazione della ceramica è invece testimoniato da resti di anfore e blocchi di argilla.
Se da un lato l’ opus africanum accosta il quartiere ricostruito di Akràgas agli altri insediamenti punici della Sicilia, dall’altro la planimetria rispecchia le aree abitative greche della città. Lo schema planimetrico ha evidenziato la struttura consueta delle aree residenziali: due stenopoi (strade) orientate in direzione nord-sud delimitano il quartiere. È stato possibile inoltre individuare il canale di scolo che costeggia gli edifici abitativi. Con precisione si riconoscono quattro case e diverse aree libere. Nell’abitazione più grande, che si estende per 300 mq, è stata individuata una cisterna a “campana” all’interno del cortile.

Tornando indietro attraverso il sentiero, oltrepassando il baluardo a tenaglia e proseguendo in direzione nord-ovest, ci dirigiamo verso i resti dell’area sacra di Porta I.

AREA SACRA DI PORTA I
Il percorso vi guiderà verso ciò che resta di un edificio adibito al culto. Situato nei pressi della cosiddetta Porta I, denota una pratica devozionale legata alle zone di confine della città: risulta cosi evidente la volontà di affidare anche alle divinità la protezione di Akràgas.

La sua costruzione risale al medesimo periodo di creazione della cinta muraria, dunque al VI sec. AC. L’edificio presenta una pianta rettangolare con orientamento nord-sud e risulta costituito da blocchi squadrati. A destra si riconosce un altro edificio di dimensioni ridotte e una serie di muri di contenimento risalenti ad un’epoca più recente. I reperti, fra i quali patere (piatti) in bronzo e vasi in ceramica rivelano una pratica del culto fino ai primi decenni del V sec. AC.

Proseguendo il cammino verso nord raggiungerete il Tempio di Demetra, il percorso è in salita e risalendo la Rupe Atenea la pendenza aumenterà man mano che vi avvicinerete al Tempio, ma la fatica sarà ben ripaga dal panorama sull’intera Valle. Se scegliete di proseguire in direzione est, attraverso un’incantevole passeggiata nel bosco sottostante la Rupe, fra altissimi alberi di eucalipto e macchia Mediterranea, raggiungerete il Santuario Rupestre.

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TEMPIO DI DEMETRA
La collina della Rupe Atenea in questo punto offre ai visitatori un panorama eccezionale: la vista spazia sull’intera Valle dei Templi, sul mare e sull’odierna città di Agrigento. Se avete scelto di seguire questo itinerario di pomeriggio, il nostro consiglio è di soffermarvi e godere di uno spettacolare tramonto sulla Valle dei Templi.
Dedicato a Demetra e sua figlia Persefone, il tempio si distingue dagli altri non solo per la posizione ma soprattutto per l’allineamento. Recentissime ricerche hanno permesso di scoprire che, a differenza degli altri templi che come di consueto sono orientati a est al sorgere del sole, questo risulterebbe orientato al tramonto della luna al solstizio d’inverno.
Situato a ridosso della Rupe sul fianco est, durante il Medioevo questo edificio di culto venne compreso all’interno delle mura di una Chiesa dedicata a S. Biagio.

Il tempio, risalente al V sec. AC , rispetta i canoni dell’ordine dorico e presenta una struttura semplice: la pianta rettangolare è priva di colonnato; nel pronao trovano posto due colonnine. Anche la pianta della chiesa è essenziale: absidata e a pianta rettangolare. Delle teste di leone decoravano il tetto e fungevano da canale per lo scolo delle acque piovane. Sul retro della chiesa è ancora ben visibile il basamento di fondazione del tempio. Posti all’esterno due altari con pozzo centrale che al momento degli scavi hanno restituito diversi ex-voto, testimonianza della pratica constante del culto. Anche da questo punto potrete raggiungere facilmente il santuario rupestre, attraverso una scala sul piazzale del tempio.

SANTUARIO RUPESTRE
Il sentiero battuto sul fianco orientale scosceso della Rupe Atenea vi condurrà ai resti di un’antica fontana monumentale. Il sito risalente al V sec. AC, è posto fuori la cinta muraria, ma l’antica strada antistante il piazzale indirizzava verso Porta I, a dimostrazione del collegamento viario fra i punti di accesso alla città e gli edifici di culto.

La fontana convogliava le acque in serbatoi e vasche di raccolta; durante le operazioni di scavo del sito sono stati rinvenuti vasi in ceramica, busti e statuette femminili; si è ipotizzata pertanto la pratica del culto delle acque dolci e delle ninfe. I muri di consolidamento visibili sono da ricondurre agli interventi di scavo degli anni Trenta.

Si conclude qui il nostro viaggio.

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